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Tutto è iniziato col voler girare sul tardi, che poi si è trasformato nel girare sul molto tardi, fino ad arrivare a cenare fuori e poi girare. La Rana ed io come siamo soliti fare, abbiamo preso il cibo al cinese, lo abbiamo trasportato schiacciandolo nello zaino e consumato in alta montagna. In questa notturna ho rivissuto qualcosa del passato, è come se avessi riavvolto il nastro della mia vita. Avete presente i flashback? Ecco, li ho avuti per tutta la serata, è stato come un ritorno alle origini e mi sono accorto che in fondo siamo rimasti uguali a 15 anni fà. Cercherò col mio racconto di spiegarvi la nostra avventura. Partenza ore 19:30 da casa, benzina e ritiro cibo dal cinese (foto 001). Entriamo nello sterrato dopo circa mezzora ed iniziamo la salita, dopo poca strada siamo gia fradici di sudore. Ci si ferma e si scattano alcune foto del magnifico panorama (foto 006, 007), ed ecco i primi flashback, ricordo quel percorso fatto a piedi, rivivo la fatica e riconosco gli odori. Proseguiamo ed arriviamo al punto pic-nic. Rovescio in terra il cibo ammaccatto e anche questa scena l'ho gia vissuta [flashback], lo zaino è inzuppato di quella salsa maleodorante di pollo alle mandorle. Consumiamo il pasto ancora bollente per terra come i cinesi (foto 008), ma come al solito essendoci dimenticati le posate, ci imbocchiamo con pezzi di legno e cozze [flashback] (foto 012). Dopo aver ripulito il luogo dalla sporcizia che abbiamo fatto, le sostanze cinesi ci provocano, oltre al senso di nausea, anche degli effetti psicotropi simili a quelli che il Peyote da agli "indiani con le piume" quando perdono la percezione del tempo vagando per i deserti messicani. Travolti da queste percezioni sensoriali incominciamo a camminare attorno alle macerie di vecchie costruzioni della zona (foto 016, 017). Non finiamo di digerire che siamo gia in sella alla moto a spingere su per il sentiero che costeggia un torrente, più si sale e più diventa ripido e impraticabile a tal punto da non riuscire a capire se si è sul sentiero o nel torrente. Arriva la vera fatica e con lei un dirupo, ma per complicare le cose il sentiero si stringe e ci blocca con un gradino di quasi un metro impestato di radici. Con tutta la forza che abbiamo tiriamo su di peso a motore spento le moto, rischiando la vita solo un paio di volte. Le moto pesano e il poco spazio non permette di muoverci al meglio e le moto rischiano di precipitare nel burrone (foto 034). Ma fortunatamente siamo ancora sotto l'effetto delle sostanze cinesi e quindi non ci accorgiamo del pericolo e proseguiamo il nostro percorso (foto 043) che durerà ancora a lungo. Purtroppo non ci sono altre foto perchè il cammino si farà sempre più duro e le poche forze rimaste verrano impegnate nello spingerci a vicenda lungo un'infinita salita battezzata la sera stessa "il cimitero degli alberi". Quel tratto l'ho percorso su e giu una decina di volte zizzagando tra glia lberi caduti cercando di memorizzare l'immaginaria via migliore da percorrere. Dopo circa 2 ore di difficoltà e affanni non ci sembra vero ma arriviamo su un sentiero praticabile che ci porterà su strade sterrate di nostra conoscenza. In totale 8km in 4 ore. Devo complimetarmi con la Rana che si è lamentato pochissimo e ha spinto come un vero mulo senza mai tirarsi indietro, in più, nel momento del bisogno per la prima volta da quando lo conosco, aveva con sè un succo di frutta all'aracia che abbiamo trangugiato come le bestie all'abbeveratoi dopo una lunga pascoclata. Finisce così la nostra avventura, sporchi con tutti i muscoli dolorandi e i piedi come due caciotte. Quella sera quando mi sono sdraiato nel letto ho sorriso due volte, la prima per il rilassamento, la seconda ripensando alla soddisfazione che ho pravato nell'attimo in cui sono riuscito ad arrivare in cima a questa mulattiera. Momenti impagabili, sensazioni uniche!

Testo di ROBBO


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